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Oltre il giardino dell'infanzia: imparare a fiorire in modi nuovi

  • Immagine del redattore: UPSUOS
    UPSUOS
  • 8 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

di Nino Lacidogna Ti è mai capitato di chiudere gli occhi e sentire ancora il profumo di quel particolare angolo di giardino della tua infanzia? Molti di noi portano dentro un "luogo del cuore", un perimetro sicuro fatto di volti, stanze e piante specifiche che hanno dato forma al nostro concetto di amore e casa.

Ma cosa succede quando quel modello scompare e ci accorgiamo che il futuro non sembra intenzionato a restituircelo?

L'incantesimo della nostalgia

Quando subiamo una perdita importante — che sia una persona cara o la fine della famiglia così come l'abbiamo vissuta — scatta spesso un meccanismo di difesa: il desiderio della replica.

Cerchiamo di ricostruire esattamente ciò che abbiamo perso, convinti che solo quella specifica configurazione possa renderci felici. Ci ritroviamo a cercare:

  • le stesse dinamiche relazionali,

  • la stessa tipologia di casa,

  • persino le stesse piante che curavano i nostri nonni o i nostri genitori.

Il rischio di guardare solo all'indietro

Il desiderio di "rifare uguale" nasce dall'amore, ma può diventare una trappola. Se ci ostiniamo a cercare nel domani solo ciò che appartiene a ieri, rischiamo di non vedere le opportunità che abbiamo davanti oggi.

Il punto non è smettere di ricordare, ma evitare di trasformare il ricordo in un limite.

Cosa succede se la persona che amiamo oggi desidera un giardino diverso? O se la vita ci porta a vivere in un appartamento in città invece che in una casa in campagna? O se — fuori dalla metafora — i nostri nuovi progetti di vita o le scelte del nostro partner non ricalcano esattamente i binari sicuri che avevamo ereditato. Se rimaniamo ancorati al "giardino perduto", queste differenze ci sembreranno fallimenti, invece di essere semplici evoluzioni.

Riconoscere nuove forme di fioritura

La sfida più grande del lutto e del cambiamento è capire che cambiare "fiori" non significa tradire chi abbiamo amato. La fedeltà a chi non c’è più non si misura nella ripetizione dei gesti, ma nella nostra capacità di restare vivi e rigogliosi.

Chiediamoci onestamente:

  1. Sto cercando di costruire il mio futuro o sto provando a clonare il mio passato?

  2. Sono capace di vedere la bellezza in un balcone fiorito anche se sognavo un parco?

  3. Posso accettare che l'amore abbia un sapore nuovo, pur onorando quello antico?


Non si tratta di dimenticare il giardino dell'infanzia. Si tratta di portare i semi di quel giardino dentro di noi e accettare che, in un terreno diverso e con un clima differente, nasceranno piante nuove.

Il punto non è ricostruire lo stesso giardino. È imparare a riconoscere la bellezza di una nuova fioritura.

Ti è mai capitato di sentirti "bloccato" nel tentativo di ricreare una situazione del passato? Come hai imparato a lasciar fiorire qualcosa di nuovo nella tua vita?

 
 
 

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